Arte e Toscana: i Macchiaioli

06 Apr 2020

Per molti l’arte in Toscana è sinonimo di Rinascimento. Il Duomo di Firenze, con la sua straordinaria cupola autoportante, le sinuose figure femminili dei celebri dipinti del Botticelli, i capolavori di Michelangelo. E ancora, il grandioso sistema di Ville Medicee disseminate nelle campagne toscane, le proporzioni della città ideale di Pienza, il marmo bianco di Carrara, la pietra serena.

Non si può certo negare che questa meravigliosa regione sia riconosciuta a livello mondiale per la straordinarietà delle opere rinascimentali che ospita. Tuttavia, c’è un universo parallelo costellato di artisti dai nomi forse meno altisonanti, ma ugualmente necessari alla costruzione dell’identità culturale e artistica di questa terra.

Ecco, lì è dove voglio portarvi.

In quella Toscana che si scorge nelle tavolette, spesso rettangolari, di alcuni artisti che, fra il 1855 e il 1867, iniziarono a riunirsi al Caffe Michelangiolo di Via Larga (attuale Via Cavour), a Firenze. Quella stessa Firenze che, per secoli, aveva rappresentato il punto di riferimento per molte personalità di spicco dell’arte italiana ed europea, adesso si prestava a divenire la fucina di un gruppo di pittori intenzionati a rompere con il passato e l’arte accademica.

I Macchiaioli, così come vennero chiamati in seguito con probabile intento dispregiativo, furono un gruppo di artisti indipendenti che rivoluzionarono il tradizionale concetto di estetica ottocentesca. Animati da un forte sentimento patriottico, prediligevano il racconto del dato reale, la sperimentazione dal vero e il dialogo continuo con l’ambiente esterno che, al variare di luci e ombre, restituiva immagini sempre diverse da catturare. Li accomunava una tecnica veloce e sintetica, usata per descrivere la realtà attraverso pennellate di luce e colore, delle “macchie” di chiaroscuro sapientemente accostate fra loro per dare forma alle figure.

Giuseppe Abbati, Baia a Caletta

La Toscana all’epoca del Risorgimento fu uno dei temi ricorrenti delle tavolette dei Macchiaioli: un tempo quasi sospeso quello evocato in certe vedute delle spiagge assolate di Castiglioncello o negli scorci delle folte pinete di questo tratto costiero. In questa deliziosa località marittima in provincia di Livorno, si riunirono spesso alcuni esponenti del movimento fra cui Abbati, Sernesi, Borrani e Fattori, ospiti nella grande tenuta del mecenate Diego Martelli che, in queste terre, aveva dato vita ad una vera e propria opera di riconversione agricola e di bonifica. La Maremma divenne quindi il terreno prediletto di questi artisti che, per anni, si dilettarono in una ricerca innovativa di espressione del paesaggio attraverso la pittura.

 

Giovanni Fattori - Riposo in Maremma

 

Ma c’è un altro filone, meno paesaggistico e forse più introspettivo, che racconta momenti di intimità e vita domestica nelle ville delle campagne fiorentine.

Silvestro Lega - Una Veduta a Piagentina

È il cosiddetto sobborgo agreste della Piagentina, tra Firenze e Fiesole, lungo il torrente dell’Affrico; appena fuori da quella che era l’antica cinta muraria di Firenze e dove Lega e Borrani andarono ad abitare, seppur per brevi periodi. Qui, dove il tempo era scandito dal lavoro nei campi e fra le mura di casa, l’attenzione al dato umano e psicologico divenne il nuovo soggetto da indagare e attorno a cui costruire la composizione del dipinto.

 Silvestro Lega - Il Pergolato

 

Manca ancora all’appello Telemaco Signorini, rinomato pittore “delle strade fiorentine” (seppur Firenze fosse soggetto ricorrente di molte opere macchiaiole) e affinato interprete del paesaggio.

 

Telemaco Signorini - Il Ghetto di Firenze

 

 

Nelle sue tele riconosciamo singolari scorci e vedute della Toscana – e non solo - frutto degli interminabili viaggi in lungo e in largo nella penisola: l’Isola d’Elba e Portoferraio, dove l’artista soggiornò più volte nel corso della sua vita, ma anche il borgo di Piancastagnaio, arroccato ai piedi dell'Amiata, e il piccolo villaggio appenninico di Pietramala, al confine fra Toscana ed Emilia-Romagna.

 

Telemaco Signorini - Poggio all'Isola d'Elba

 

Molti sarebbero ancora i riferimenti toscani alla straordinaria, e forse un po' incompresa, arte dei Macchiaioli. Tanti i nomi, le opere, le riflessioni da fare. Il tentativo, spero riuscito, è stato quello di suggerire un’idea per un itinerario nell’arte un po' inconsueto. Un viaggio alla ricerca di luoghi che conservano nella loro memoria un passato fatto di tavolette orizzontali, pennelli intrisi di colori e mani veloci che, con abili tocchi, cercano di catturare ciò che l’occhio umano ha ormai già impresso nella mente.

Ma forse conosci già la Toscana di Fattori o Signorini? Hai visitato qualcuno di questi luoghi?

Chiara Martelli Scritto da Chiara
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