cinque delizie locali da gustare lungo la Via Francigena toscana

Cinque delizie locali da gustare lungo la Via Francigena toscana

26 Nov 2020

Cinque delizie locali da gustare lungo la Via Francigena toscana

L’intenzione originale di questo post era creare una lista delle migliori specialità gastronomiche lungo la Via Francigena: man mano che la lista si ampliava di nuove voci, però, mi è apparso sempre più chiaro che l’impresa sarebbe stata troppo ardua. Abbiamo quindi deciso di creare liste un po’ più localizzate, partendo dal cuore del cammino verso Roma: la Toscana, culla del Rinascimento e di una gastronomia schietta e tradizionale, dove persino i prodotti più umili si trasformano in ricette straordinarie e i cuochi e produttori locali si servono ancora della saggezza contadina, tramandata fin dal Medioevo. 

 

Il Tartufo di San Miniato: 

Il più nobile dei funghi, riposa sotto terra per mesi, prima di essere scovato dai tartufi (sì, i nasi dei cani da tartufo si chiamano proprio così!) esperti dei cani, guidati dai loro compagni tartufai; umile nell'aspetto, prezioso sulla bilancia, esaltante nel piatto. Quello bianco è l'orgoglio di San Miniato, celebrato ogni anno con una fiera mercato ed una sagra, tra novembre e dicembre. Il modo migliore per gustarlo? A scaglie, perfetto su tagliolini e risotti. Ma anche con le uova, sul carpaccio di manzo, con le scaloppine. Una delizia da concedersi per celebrare l'inizio, la fine, ma anche lo svolgimento del cammino. 

 

tartufo bianco San Miniato

 

Il Buccellato di Lucca: 

Di Lucca si potrebbe scrivere un intero articolo a tema gastronomico - dal farro ai tordelli ripieni di carne, dalle rovelline alla torta d'erbi, una sorprendente combinazione tra erbe di campo e pastafrolla dolce. Noi però scegliamo il più dolce, il più calorico: il buccellato, re dei dessert lucchesi, una ciambella dolce da gustare tutto l'anno e in particolare durante le feste dell'Esaltazione della Santa Croce e del Palio della Balestra, che si tengono a Settembre. Farina, uva passa, semi di anice, burro o strutto - questi gli ingredienti principali, ma come spesso succede ogni famiglia ha la sua, segreta e tramandata di generazione in generazione. Una curiosità: il suo nome deriva dal latino Buccella, ovvero boccone. 

 

 uccellato Lucca

 foto: wishversilia.com 

 

Lo zafferano di San Gimignano: 

Pensavi che il “risotto giallo” si mangiasse solo a Milano? A  San Gimignano l’oro rosso è prodotto DOP e protagonista d’eccezione: le prime testimonianze della sua coltivazione risalgono al 1200, e ancora oggi produzione e lavorazione si attengono agli antichi metodi medievali, dalla raccolta dei fiori alle prime luci dell’alba all’essiccazione vicino alla brace ardente. 

Lo zafferano che ne deriva ha un colore e un profumo molto intenso, si coltiva in vasetti di vetro per preservarne aroma e freschezza. Come utilizzarlo? Risotti e pasta fresca, naturalmente, ma anche carne e pesce: nei ristoranti di San Gimignano lo si può trovare nei bocconcini di agnello, con la carne di manzo, con le cozze. 

 

zafferano di San Miniato

 

I Pici di Siena 

Piatto principe della gastronomia senese, gli umili e deliziosi pici sembrano all’apparenza degli spaghetti molto spessi: sono fatti tipicamente con acqua e farina di grano tenero (anziché semola di grano duro), un piatto della cucina contadina che non richiedeva ingredienti numerosi o costosi. Rustica la ricetta, rustico il condimento: rendono al meglio con un sugo all’aglione (pomodoro, carote, sedano, cipolla e una varietà di aglio locale), con cacio e pepe, o con briciole di pane. 

 

pici Siena

 

Pecorino della Val d’Orcia 

Non solo colline dall’aspetto lunare punteggiate di cipressi: le crete senesi offrono delizie gastronomiche oltre che paesaggistiche, e la nostra preferita è sicuramente il suo pecorino di Pienza (non propriamente una località francigena, ne siamo coscienti, ma concedigli uno status speciale per meriti gastronomici!) . La particolarità di questo formaggio risiede nel fatto che le specie vegetali e i cespugli aromatici che crescono spontaneamente in quest’area, riempiono di profumate sfumature il latte delle pecore che pascolano in questi luoghi. A questo, si aggiunge poi l’antica arte casearia di utilizzare il caglio vegetale, in questo caso il fiore del cardo, o carciofo selvatico. Una tradizione che affonda le sue radici nel passato etrusco e che è stata tramandata in larga parte dai pastori sardi che, fin dagli anni ’60, si insediarono in molti dei pascoli abbandonati dai toscani. 

 

pecorino crete senesi

 

Insomma, per ogni passo sul cammino corrisponderebbe una delizia da assaggiare. Questo elenco limitato vuole solo essere una fonte d’ispirazione: a te l’arduo compito di stilare il vostro personale elenco di delizie francigene! 

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