
Ventiquattro giorni, centinaia di chilometri e incontri impossibili da dimenticare. Tullia, CEO di SloWays, ci racconta la sua esperienza lungo il Cammino Francese: dai piccoli rituali quotidiani alle conversazioni e alle scoperte che l'hanno accompagnata fino a Santiago.
Ci sono viaggi che si preparano studiando ogni dettaglio: i luoghi da visitare, i paesaggi da attraversare, le cose da vedere. E poi ci sono viaggi che è bello cominciare con poche aspettative, lasciando spazio a ciò che accadrà lungo la strada.
Per Tullia, CEO di SloWays, il Cammino di Santiago appartiene decisamente alla seconda categoria.
Da anni accompagniamo i viaggiatori alla scoperta delle sue tante vie, ma recentemente Tullia ha deciso di percorrere il Cammino Francese in prima persona: 24 giorni a piedi, inizialmente insieme al marito e poi, nell'ultima parte, anche alla figlia.
Pur avendo già affrontato numerosi cammini, era la sua prima esperienza lungo una delle vie che conducono a Santiago. E anche per chi conosce così bene il mondo dei viaggi a piedi, il Cammino aveva in serbo molte sorprese: dalle sveglie accompagnate dai canti gregoriani agli incontri inaspettati, dalle giornate più faticose alle conversazioni capaci di andare molto oltre la quotidianità.
Le abbiamo chiesto di raccontarci che cosa significhi davvero vivere il Cammino di Santiago.
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Ogni pellegrino arriva al punto di partenza con una storia diversa. C'è chi cerca qualcosa di preciso e chi, invece, è semplicemente curioso di scoprire che cosa succede quando i ritmi abituali lasciano spazio a giornate intere trascorse a camminare.
Per Tullia, il Cammino Francese era un desiderio coltivato da tempo.
Avevi già percorso diversi cammini. Perché desideravi affrontare proprio il Cammino Francese?
Era da tanto tempo che volevo percorrere il Cammino Francese. Avendo già fatto molti altri cammini, ero particolarmente incuriosita da questo percorso, proprio perché è scelto da così tante persone.
Volevo anche trascorrere del tempo con mio marito e mia figlia. Mio marito mi ha accompagnata per le prime due settimane, mentre nostra figlia ci ha raggiunti nella terza. In totale abbiamo camminato per 24 giorni.
Avevi delle aspettative particolari prima di partire?
In realtà, mi piace partire per una destinazione senza conoscerla troppo. Preferisco scoprirla in prima persona, senza arrivare con idee o aspettative già costruite.
Una cosa che sapevo era che il primo giorno sarebbe stato difficile. Siamo partiti da Saint-Jean-Pied-de-Port e la salita verso Roncisvalle è particolarmente impegnativa.
Quello che mi ha sorpresa di più, però, è stato il numero di persone. Mi aspettavo un Cammino molto più affollato, soprattutto nelle prime tappe, e invece era relativamente tranquillo.
La situazione è cambiata completamente quando siamo arrivati a Sarria, dove molti pellegrini iniziano gli ultimi 100 chilometri. Improvvisamente i sentieri erano affollatissimi. A volte, soprattutto al mattino, dovevamo perfino chiedere alle comitive di lasciarci passare.
Io amo i cammini tranquilli e silenziosi, quindi è stato un bel cambiamento.

La vita sul Cammino trova presto un ritmo tutto suo. Le giornate iniziano presto, soprattutto quando fa caldo, e si organizzano intorno a poche attività essenziali: camminare, riposarsi, mangiare e prepararsi a ricominciare.
Eppure, dentro questa routine apparentemente ripetitiva, ogni giorno porta qualcosa di diverso.
Com'era una giornata tipo sul Cammino?
Le nostre giornate avevano una struttura abbastanza regolare.
Ci alzavamo presto, preparavamo la valigia da lasciare per il trasporto bagagli, facevamo colazione e partivamo. Avendo camminato in agosto, il caldo poteva essere molto intenso; quindi, alcune mattine ci mettevamo in cammino già all'alba.
Abbiamo deciso di trascorrere alcune notti negli ostelli per pellegrini, ed è stata un'esperienza particolare. Non immaginavo che gli orari fossero così regolamentati!
Generalmente bisogna lasciare l'ostello entro le otto e in alcuni posti alle sei del mattino accendono già le luci. A Roncisvalle ci hanno svegliati con i canti gregoriani diffusi dagli altoparlanti. In un altro ostello, invece, con una specie di chiamata alle armi.
Anche la sera c'erano regole precise: alle dieci si chiudevano le porte e si spegnevano le luci. Se non eri rientrato in tempo, rischiavi di rimanere fuori.
E una volta iniziato a camminare?
Una delle cose più belle del Cammino è che è segnalato benissimo. Raramente avevamo bisogno di consultare una mappa o un'applicazione.
Lungo molte tappe si trovano bar e piccoli locali, dove fermarsi per bere qualcosa di fresco e riposare. Spesso incontravi qualcuno che avevi conosciuto la sera prima o qualche giorno prima, e finivi per fare di nuovo quattro chiacchiere.
Verso l'ora di pranzo cercavamo un posto all'ombra per una pausa più lunga, anche se non era sempre facile trovarlo. Ci sono tratti con pochissimi alberi.
Poi continuavamo fino alla destinazione della giornata.
Le prime cose che desideravo fare erano sempre le stesse: una doccia, un po' di stretching, prendermi cura dei piedi e sdraiarmi con le gambe sollevate.
Dopo un po' di riposo uscivamo a visitare il paese, compravamo le provviste per il giorno successivo e, qualche volta, passavamo in farmacia per acquistare cerotti per le vesciche.
Cenavamo quasi sempre tra le sei e le sette. In molti posti viene proposta la cena del pellegrino, durante la quale si mangia tutti insieme, condividendo grandi tavolate. È un'occasione bellissima per scambiarsi racconti ed esperienze.
Poi a letto presto, pronti a ricominciare il mattino successivo.
Come trascorrevi tutte quelle ore di cammino?
Questa è una delle cose più belle del camminare per tanti giorni consecutivi: hai tempo.
Io e mio marito abbiamo parlato di tutto. Di piccole cose quotidiane, ma anche di sogni, desideri, decisioni importanti e aspetti della nostra vita che avremmo voluto cambiare.
Siamo arrivati a una profondità di conversazione che è difficile raggiungere nella vita di tutti i giorni, quando c'è sempre qualcosa che richiede la nostra attenzione.
Quelle conversazioni ci hanno avvicinati moltissimo. Ci hanno aiutati a riconoscere alcune dinamiche del nostro rapporto, a comprenderci meglio e perfino a cambiare alcune cose.
Siamo tornati a casa molto più uniti.
Ma non trascorrevamo tutto il tempo a parlare. A volte uno di noi camminava più avanti e l'altro rimaneva indietro.
C'era tempo per ammirare il paesaggio, ascoltare la natura, osservare i rapaci che volavano sopra le nostre teste e fermarsi a raccogliere more buonissime.
E c'era tempo per stare in silenzio, ascoltare sé stessi e riflettere sulle conversazioni avute.
Il Cammino riunisce persone di età, nazionalità e provenienze diverse. Alcune camminano insieme per settimane. Altre condividono soltanto pochi minuti di conversazione.
Spesso sono proprio questi incontri fugaci a diventare alcuni dei ricordi più forti del viaggio.
C'è stato un incontro che ti è rimasto particolarmente impresso?
Uno degli incontri più belli e profondi è stato con un ragazzo sudcoreano.
Camminava con delle ciabatte da piscina invece che con le scarpe da trekking, e questo mi ha incuriosita. Gli ho chiesto come mai e da quella semplice domanda è nata una conversazione molto più profonda.
Aveva trascorso circa due settimane camminando con un gruppetto di persone conosciute lungo il Cammino e aveva stretto un'amicizia particolarmente forte con uno di loro.
Due giorni prima, però, questo amico aveva terminato il suo percorso ed era tornato a casa.
Il ragazzo era molto triste per la separazione. Il giorno successivo aveva camminato per circa 38 chilometri a un ritmo velocissimo, quasi come se volesse allontanarsi dalla tristezza.
Gli erano venute quattro vesciche terribili, talmente dolorose che non riusciva più a indossare le scarpe.
Abbiamo iniziato a parlare di amicizia, affetto e di quanto a volte sia difficile esprimere ciò che proviamo.
Gli ho chiesto se avesse detto all'amico quanto gli sarebbe mancato. Mi ha risposto di no, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
Allora gli ho chiesto come si sarebbe sentito se fosse stato l'amico a mandargli un messaggio, raccontandogli quanto gli mancassero le loro camminate, le chiacchierate, le bevute e le risate insieme.
È rimasto in silenzio per un bel po'.
Poi mi ha detto che gli avrebbe fatto immensamente piacere.
Gli ho suggerito che forse anche il suo amico avrebbe provato la stessa cosa, se lui si fosse permesso di esprimere quei sentimenti.
Poco dopo si è fermato a riposare e io ho proseguito.
Non ci siamo nemmeno detti i nomi e probabilmente non ci incontreremo mai più. Eppure è stata una conversazione incredibilmente significativa.
Hai incontrato altri viaggiatori che ti hanno sorpresa?
Diversi.
Durante i primi dieci giorni abbiamo incontrato alcune famiglie francesi che camminavano con bambini anche di otto o nove anni. Era bello vederli trascorrere il tempo insieme in un modo così diverso dal solito.
Abbiamo anche incrociato più volte una mamma tedesca che camminava da sola, con un grande zaino sulle spalle e un passeggino con il figlio di circa cinque anni.
Stava percorrendo tutto il Cammino. Mi ha raccontato che, quando affrontavano salite particolarmente impegnative, il bambino scendeva dal passeggino e l'aiutava a spingerlo.
Ho provato una grandissima ammirazione per la sua forza e il suo coraggio.
Abbiamo incontrato anche una coppia canadese che camminava con un bambino di circa sei mesi, anche loro con un passeggino.
Mi ha ricordato che esistono davvero tantissimi modi diversi di vivere il Cammino.

Camminare per diverse settimane non è sempre semplice. Ci sono salite impegnative, pomeriggi estenuanti, piedi doloranti e momenti in cui anche chi ha molta esperienza deve rivedere i propri programmi.
Il Cammino di Tullia non ha fatto eccezione.
Qual è stata la parte fisicamente più impegnativa del viaggio?
Senza dubbio il primo giorno, da Saint-Jean-Pied-de-Port a Roncisvalle.
Sono circa 27 chilometri con un dislivello di circa 1.000 metri, e quasi tutta la tappa è in salita.
Il tempo ha reso tutto ancora più difficile. Era nuvoloso, vicino alla cima ha iniziato a piovere, c'era una nebbia fittissima e faceva freddo, con molto vento.
Anche se sapevo che sarebbe stata una tappa impegnativa, non mi aspettavo una salita così dura, soprattutto il primo giorno.
C'è stata poi un'altra giornata particolarmente calda, in cui eravamo partiti troppo tardi. La tappa era lunga, il caldo insopportabile e, quando siamo arrivati in un paesino, ero completamente esausta.
Non riuscivo letteralmente a fare un altro passo, quindi abbiamo chiamato un taxi.
Ci sono stati altri imprevisti?
Verso metà viaggio a mio marito è venuta una vescica sotto un callo, sulla pianta del piede.
Era talmente dolorosa che zoppicava e non potevamo trattarla da soli. Abbiamo dovuto cercare un podologo, cosa che non è stata affatto semplice, ma per fortuna siamo riusciti a trovarlo. Dopo il trattamento ha potuto continuare a camminare senza problemi.
Poi, dopo essere partiti da Sarria, mi è venuto un crampo terribile all'alluce del piede destro.
Il dolore è peggiorato progressivamente, finché non sono più riuscita a camminare. Ho dovuto fermarmi e chiamare un taxi, mentre mio marito ha continuato a piedi.
Mentre aspettavo, mi ha mandato una fotografia di lui accanto al famoso segnavia del chilometro 100.
Ho provato un'invidia pazzesca!
Dopo essere partita addirittura da Saint-Jean-Pied-de-Port, non potevo sopportare l'idea di perdermi un momento così iconico.
Così ho chiesto alla tassista di fermarsi il più vicino possibile al segnavia e mi sono praticamente trascinata fin lì per scattare anch'io la mia fotografia.
Quella foto non me la sarei persa per niente al mondo!
Qual era la cosa più bella dell'arrivo alla fine di una tappa?
Devo dire che per me l'ultimo chilometro è sempre il più difficile.
Sei già stanco e tutto quello che desideri è smettere di camminare, toglierti le scarpe, fare una doccia, bere qualcosa di fresco e sdraiarti.
Arrivare in struttura e potersi finalmente distendere su un letto comodo è uno dei piaceri più grandi dopo una lunga giornata sul Cammino.
Se chiedi a qualcuno che ha affrontato un lungo viaggio a piedi che cosa ricordi di più, la risposta non è necessariamente un monumento famoso.
Potrebbe essere un tratto di bosco, una conversazione, un gesto di gentilezza inaspettato o il modo in cui una città appariva al momento dell'arrivo.
C'è stata una città o un luogo che ti ha particolarmente sorpresa?
Burgos è stata una sorpresa meravigliosa.
Non sapevo praticamente nulla della città prima di arrivare e l'ingresso al centro storico è stato spettacolare.
Attraversi la porta principale e improvvisamente ti trovi davanti alla cattedrale, che si alza alle sue spalle in una piazza magnifica. Sembrava quasi una scena di un film di Walt Disney.
Burgos ci è piaciuta talmente tanto, ed era così viva anche la sera, che abbiamo deciso di non camminare il giorno successivo.
Abbiamo invece partecipato a una visita guidata per conoscerla meglio e nel pomeriggio abbiamo preso un autobus fino alla fine della tappa che avremmo dovuto percorrere a piedi.
Ne è valsa assolutamente la pena.
Quali altri ricordi ti vengono in mente quando pensi al Cammino?
Tantissime immagini diverse.
Il bosco del primo giorno, immerso nella nebbia fitta, con gli alberi ricoperti di muschio.
Le camminate insieme a mio marito sotto il caldo torrido, circondati da campi di grano e rapaci che volavano sopra le nostre teste.
I sentieri nel bosco, dove i rami degli alberi si incontrano sopra di te, quasi come se volessero abbracciarti e proteggerti.
La salita alla Cruz de Hierro, che è stata un momento particolarmente intenso. Mi ero immaginata una croce enorme, mentre in realtà è una piccola croce posta in cima a un palo di legno molto alto.
E poi tutti i piccoli rituali, come cercare le chiese dove far timbrare la credenziale del pellegrino e confrontare i diversi disegni dei timbri.
C'è stata qualche piccola scoperta che non ti aspettavi?
La frutta!
Abbiamo trovato tantissime cose buonissime lungo il percorso, soprattutto more grandi e succose, ma anche fichi, pere e susine selvatiche.
In un tratto abbiamo incontrato diversi alberi di susine selvatiche e ne abbiamo raccolte alcune da mangiare lungo la strada.
Ci siamo fermati a una fontana per lavarle e ne abbiamo offerte un po' a un gruppo di pellegrini francesi.
Erano stupiti che le avessimo trovate. Non si erano nemmeno accorti degli alberi.
A volte sono proprio i piaceri più piccoli a diventare i ricordi più belli.

Come CEO di SloWays, Tullia lavora da anni nel mondo del turismo lento. Ma vivere un viaggio dalla prospettiva di chi cammina, giorno dopo giorno, permette di comprendere in modo diverso ciò che rende speciale un'esperienza a piedi.
Percorrere il Cammino ha cambiato il tuo modo di vedere i viaggi a piedi?
Sapevo già che camminare per diversi giorni aiuta a liberare la mente.
Ma viverlo in prima persona è comunque sorprendente, oltre che incredibilmente bello.
C'è qualcosa di speciale nei piccoli incontri lungo il percorso: le persone che conosci nei bar, nelle strutture, sui sentieri, e la gentilezza che ricevi.
Mi ha colpita anche il numero di ostelli a donativo, dove l'ospitalità è affidata spesso a volontari.
Alcuni dedicano due settimane del loro tempo ad accogliere i pellegrini e in certi luoghi ci sono addirittura liste d'attesa per chi desidera fare questa esperienza.
Si vede anche quanto il Cammino contribuisca alla vita delle comunità locali.
Soprattutto nelle prime tappe, ci sono piccoli bar, ristoranti e attività in borghi che altrimenti rischierebbero di spopolarsi. Il passaggio dei camminatori aiuta a mantenerli vivi.
Che cosa rende il Cammino di Santiago diverso dagli altri cammini?
Una delle differenze è il numero di persone che incontri, soprattutto nei tratti meno frequentati del Cammino Francese, dove capita di incrociare più volte gli stessi pellegrini e di conoscersi poco alla volta.
Ci sono anche molti giovani, in parte grazie alla presenza di tanti ostelli grandi ed economici.
E il Cammino offre una rete di servizi molto sviluppata, tra bar, alloggi e trasporto bagagli, che non sempre si trova sui percorsi meno strutturati.
Ma quella sensazione di condividere un'esperienza con altre persone non appartiene soltanto a Santiago.
Su tutti i cammini c'è spesso un senso di condivisione, di riuscire a farcela insieme, anche quando non si cammina in gruppo.
E le persone partono per tantissime ragioni diverse. A volte non c'è nemmeno un motivo preciso.
Hai scoperto qualcosa di nuovo su te stessa durante quei 24 giorni?
Per me il cambiamento più importante avviene gradualmente.
All'inizio parti con curiosità, energia e voglia di conoscere un luogo nuovo.
Poi, man mano che passano i giorni, hai sempre più tempo per parlare, riflettere e ascoltare, sia te stessa sia gli altri.
Mi piace descrivere questo processo come sbucciare una cipolla, uno strato alla volta.
Piano piano ti liberi delle distrazioni della quotidianità e arrivi alle cose che contano davvero.
Ti permetti di porti domande che normalmente cercheresti di evitare. Domande su te stessa, sulle tue relazioni, sulle tue scelte e su ciò che vorresti cambiare.
Alcune possono essere scomode.
Ma andando sempre più in profondità arrivi a quella parte di te che senti più vulnerabile, quella che normalmente cerchi di proteggere.
E credo che sia anche la parte più bella di noi.

Dopo settimane di cammino, Santiago non è più soltanto una destinazione sulla mappa. Diventa il luogo verso cui hanno condotto ogni sveglia all'alba, ogni salita faticosa, ogni conversazione e ogni piccola scoperta.
Eppure, anche l'arrivo finale non sempre va come lo si era immaginato.
Com'è stato arrivare finalmente a Santiago?
Siamo arrivati sotto un diluvio torrenziale.
Ma c'era qualcosa di bellissimo: grazie alla pioggia, la piazza davanti alla Cattedrale era praticamente vuota.
Poi, circa un'ora dopo, è uscito il sole.
E siamo riusciti a scattare la nostra fotografia di rito davanti alla Cattedrale.
È stato un modo bellissimo di concludere il viaggio.
Che cosa diresti a qualcuno che sta pensando di percorrere il Cammino per la prima volta?
Gli consiglierei di prendere in considerazione le prime tappe del Cammino Francese, invece di scegliere automaticamente gli ultimi 100 chilometri.
La prima parte era molto più tranquilla di quanto mi aspettassi, e ho apprezzato moltissimo questa atmosfera.
C'erano tempo e spazio per camminare, incontrare persone, godersi il paesaggio e vivere il Cammino con un ritmo diverso.
L'ultimo tratto da Sarria è molto popolare, e comprendo perché, ma ha un'atmosfera completamente differente.
Credo che valga la pena chiedersi quale tipo di esperienza si stia cercando, prima di scegliere da dove partire.
L'esperienza di Tullia ci ricorda che non esiste un solo modo per vivere il Cammino di Santiago.
C'è chi parte attratto dalla sua storia, chi dai paesaggi, chi dal senso di condivisione o dalla possibilità di allontanarsi per un po' dai ritmi della quotidianità. E spesso ciò che rimane più impresso è proprio qualcosa che non avremmo mai potuto prevedere prima della partenza.
Che tu sogni di percorrere i tratti più tranquilli del Cammino Francese, seguire il Cammino Portoghese o scoprire un'altra delle vie che conducono a Santiago, ciò che conta è scegliere un'esperienza che ti assomigli.
Scopri i nostri viaggi a piedi sul Cammino di Santiago e trova il tuo punto di partenza.
Scritto dal Team di SloWays